Ghedi - Guida Turistica

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.: GHEDI
 Ghedi è un comune di 16.785 abitanti della provincia di Brescia. A Ghedi ha sede il 6° Stormo dell'Aeronautica Militare, con il relativo aeroporto di Ghedi-Castenedolo. l nome Ghedi per gli studiosi di toponomastica ha sempre costituito un problema che, nonostante le svariate soluzioni proposte, resta tuttora irrisolto. Nella forma arcaica di Gide e Gade appare per la prima volta in una pergamena raccolta in un Codice diplomatico del IX secolo conservato presso la Biblioteca Queriniana di Brescia. Si tratta di un atto di vendita stipulato il 12 ottobre dell'anno 843 con il quale un certo Agiverto figlio di Andeperto, cede tutti i propri possedimenti vico Gide (corti. Orti. Aree . campi. Vigneti, prede, pascoli, boschi, terre colte e incolte, paludi…) a Liutfredo alla presenza di numerosi uomini de VicoGade, persone tutte che portano un nome di inequivocabile origine longobarda: desiderio, reperto, redeverto, agiverto. Se questo antico documento dimostra come gia prima dell'anno 1000 il territorio fosse organizzato in vico (villaggio) abitato da una popolazione di chiara ascendenza longobarda, un ulteriore conferma ci viene dal ritrovamento, nel perimetro del castello (1955), di una necropoli tardoanticamedioevale di un nucleo di 9 tombe. (ottobre 1984), ultime superstiti di un ben più vasto cimitero d'epoca longobardo - carolingia (sec. VIII - IX) che si estendeva attorno ad una antichissima cappella se non proprio alla primitiva Piave. Alcune testimonianze certe avvalorano la tesi che l'origine del Vicus, meglio dei vici del territorio Ghedesi riunioni attorno al Pagus (il villaggio principale cui i vici facevano riferimento per le sue funzioni economiche, giuridiche e amministrative) debba essere riportata molto innanzi alla storia: la vesta necropoli romana, scoperta in 2 riprese ( 1984 e 1986/7) nelle vicinanze del campo sportivo; i numerosi reparti lapidei bronzei fittili e di vetro che da sempre vengono alla luce un pò dovunque nelle campagne all'intorno del centro abitato (ancora oggi l'archeologia agricola involontaria quanto inconsapevole di in quando in quando riporta in luce frammenti i embrici, di pietre decorative, tessere musive pavimentali, monete…); la certezza che il territorio in età Agustea fu interessato alla distribuzione delle campagne ai veterani di immessi dall'esercito per pensionamento secondo il sistema della centuriazione. Il nucleo forse più antico dell'abitato (quello ora occupato del palazzo municipale dell'origine medioevale, della chiesa parrocchiale seicentesca nel complesso delle ex scuole e da poche case d'abitazione) che costituiva l'antico borgo fortificato cinto di mura e da fossati (ancora oggi chiamato impropriamente il castello) dovette sorgere sui resti del castellum romano ossia di un fortellizio edificato su una breve motta e difesa ed a controllo della zona. Nel 1958, infatti nel piazzale antistante la chiesa parrocchiale, durante lavori fognari, si rinvennero materiali architettonici di età romana e, nei pressi del campanile un epigrafe della stessa epoca, purtroppo dispersa senza che ne fosse rilevato il testo. Forse fu proprio in questo castello-ricetto, da prima dotato solo di una semplice palizzata, che presero stanza i Longobardi invasori quando si stabilirono nel territorio ghedese (anno 569), per costume ben separati, come sappiamo, degli abitanti locali; e fu forse qui che più tardi, abbracciata la nuova religione, si costruivano una propria chiesetta e quel cimitero di cui abbiamo parlato.
  Gli abitanti locali il popolo minuto composto da contadini, servizi, piccoli artigiani, si aggregarono all'interno nei quattro borghi della Bassina, Gazzoli, Borgonovo, e Malborgo, abbandonando i vici nella campagna divenuta insicura e insalubre. Per molti secoli il Comune di Ghedi rimarrà tributario dell'abazia di Leno cui, almeno fino a quasi tutto il Seicento, pagherà un discreto livello per l'usufrutto di 700 piò di terreno nelle contrade di Bassina, Costa, Isolo, Gazzolo, Dosso, Cavallo, strada di Leno, Rebuzzone, via Nova e Campo Cevo. La porzione di brughiera più prossima all'abitato fu dissodata dall'intrapendenza degli abitanti che la sfruttarono anche per un intensivo allevamento di ovini, un tempo assai rinominati. Nei secoli XIII e XIV il castello di Ghedi fu teatro, prima di sanguinose devastazioni succedutesi durante i contrasti tra i guelfi e i ghibellini bresciani in lotta sulla supremazia della Città, poi di guerre fra Visconti milanesi e gli Scaligeri di Verona che si azzuffavano per la conquista del territorio bresciano. Anche i secoli XV e XVI videro il nostro paese percosso fa angherie e distruzioni a seguito delle guerre fra Milanesi e Veneziani che si contendevano il possesso del medesimo territorio. Soltanto nei secoli successivi sotto la dominazione veneta,con le dovute eccezioni, Ghedi godette di un lungo periodo di pace contraddistinto dal fiorire di attività lavorative più serene affinché con l'avvento napoleonico e la caduta della Repubblica di Venezia(1797), il paese seguì vicende storiche dell'Italia Settentrionale, dalla dominazione austriaca all'Unità d'Italia. Non dobbiamo dimenticare che la campagna ghedese alla fin dell'Ottocento presentava ancora notevoli tratti paludosi e lamivi, mentre la brughiera solatia, celebrata con appassionato struggimento dello scrittore Ghedese Arturo Marpicati, si stendeva in tutta la sua desolazione: soltanto il lavoro di solerti agricoltori locali trasformò ogni centimetro di terra arida in fertili coltivi.
  In campo artistico Ghedi offre alcuni edifici di notevole importanza. La chiesta parrocchiale di S.Maria Assunta iniziata nel 1606 e terminata nel 1620 su disegno attribuito a Pier Maria Bagnatore. Anche se costruita nel XVII secolo si rifà molto a moduli romani cinquecenteschi. I risultati del 1985, sotto il campanile, riportarono alla luce il presbiterio e le absidi della precedente chiesa parrocchiale risalente al XII-XIV secolo demolita per far posto all'attuale. Fra gli edifici civili, oltre al palazzotto comunale d'origine medievale esistono qua e là per il paese belle residenze private dei secoli XVI-XVII, XVIII, XIX. Dall'inizio del secolo l'economia del paese da prevalentemente agricola è andata assumendo un carattere misto. Ha visto un incremento notevole della popolazione residente (4237 abitanti nel 1901, 8173 nel 1941, 10638 nel 1951, 14395 nel 1991, 15302 nel 1999, 15412 nel 2003) che trova occupazione nelle piccole e medie industrie, nelle imprese artigiane, commerciali, edili e familiari, oltre che nei servizi terziari, fra i quali riveste particolare importanza l'aeroporto militare.